Tempo, 2013

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Alla fine del 2006 ho cominciato a “firmare” il tempo, lasciando uno studio che ho avuto a Reggio Emilia per un po’. Ho sempre avuto la sensazione che i riquadri lasciati dai quadri  tolti dalle pareti  fossero poesia, firmandoli ne ho sancito il diritto di esistere, per nostra fortuna, come atto poetico piuttosto che imperfezione da nascondere al più presto: azione lenta del tempo, luce tornata su un muro dopo tanto, stupore per il lavoro che ha fatto per noi mentre noi lo usavamo in altro modo.

 

Poco dopo all’inizio del 2007 ci sono cascato di nuovo, a casa di un amico mio collezionista mentre installavo una mia scultura, togliendo tre inutili quadretti, allineati uno accanto all’altro; perfetti!

 

Penso ad una installazione che preveda orologi, sveglie in quantità, tutti funzionanti, assordanti e nascosti. Al centro una stele recante una di queste “sindoni” del tempo, solo lei illuminata.

 

In late 2006 I began to "sign" the time, leaving a study that I had in Reggio Emilia for a while '. I always had the feeling that the squares left by the paintings removed from the walls were poetry, signing them I have enshrined the right to exist, fortunately for us, as a poetic act rather than imperfection to hide as soon as possible: slow action of the weather, the light came back on a wall after all, awe for the work he has done for us while we were using it in another way.

 

Shortly after the beginning of 2007 I did it again, in the house of a friend/collector of mine while installing one of mine sculpture, removing three useless squares, lined up next to each other; perfect!

 

I'm thinking about an installation that includes watches, alarm clocks in quantity, all functioning, deafening and hidden. At the center a monolith bearing one of these "shrouds" of the time, just lit up.